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La balestra a Gualdo
A Gualdo Tadino l’uso della balestra come strumento da
guerra ha una tradizione antica ed è ricordato in
relazione ad importanti eventi storici:
si tramanda che il capitano di ventura Gualdana di
Pietro, nel 1393, passò al soldo di Perugia portando
con sé un contingente di balestrieri gualdesi, suoi
concittadini; nel mese di settembre del 1392, ben mille
furono gli esperti tiratori di balestra impiegati sempre
a Perugia per riconquistare Gualdo, occupata con uno
stratagemma dalle truppe di Francesco Sforza.
Merito del Comune di Gualdo fu quello di aver compreso
l’importanza sociale e militare di questi gruppi armati,
che sfruttò nei momenti di maggiore difficoltà. Nei
periodi di pace le sfide con la balestra da banco
acquistano il fascino di vere e proprie competizioni
sportive, organizzate durante le festività in onore del
Santo Patrono.
I balestrieri, divisi in quartieri, continuarono a
sfidarsi per tutto il XVI secolo per conseguire la
vittoria nell’antico Palio di San Michele Arcangelo il
quale veniva disputato nei mesi di maggio e settembre di
ogni anno.
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Nel 1987 nasce la compagnia balestrieri “Waldum” grazie
all’interessamento di un gruppo di giovani amanti della
storia della nostra città.
La compagnia si è poi immediatamente iscritta alla Litab,
Lega Italiana di Tiro alla Balestra Antica, alla quale
appartengono compagnie di balestra da banco e compagnie
di balestra manesca provenienti da tutta Italia,
ottenendo negli anni dei buoni risultati.
All’interno della LITAB la compagnia Waldum vanta la
segreteria con la presidente Stefania Chiavini Gaudenzi.
Un folto gruppo di splendide dame arricchisce le nostre
rievocazioni storiche.
La compagnia è sempre disponibile a illustrare l’arte
del tiro con la balestra a coloro che fossero
interessati.
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La balestra: l’arma
invincibile del Medioevo
La balestra, l’arma più efficace e famosa del Medioevo,
è una derivazione dell’arco, nata dall’esigenza di
ottenere tiri più potenti e precisi. Rimase ampiamente
in uso fino all’introduzione delle armi da fuoco. I suoi
inventori giunsero per tentativi a legare potente arco
ad un affusto e fecero in modo di trattenere la corda
tesa utilizzando un rudimentale sistema di ritegno. Il
risultato fu incredibile: la potenza di questo strumento
era micidiale e assicurava un incredibile precisione di
tiro.
Fonti attendibili fanno risalire l’invenzione della
balestra in Cina, anche se i greci svilupparono nello
stesso periodo un arma detta
balista (dal
greco ballein,
lanciare) utilizzata come catapulta per il lancio delle
pietre. Documenti storici cinesi menzionano comunque
l’uso bellico della balestra nel 341 a. C. Nel corso dei secoli, furono apportati
dei notevoli progressi tecnologici a queste armi, gli
armaioli e i costruttori, nonostante ignorassero la
matematica e nozioni tecniche di aerodinamica,
riuscirono ad ottenere un alto grado di raffinatezza
costruttiva. Alcuni ritrovamenti archeologici
testimoniano che gli arabi furono i precursori di quelli
che oggi sono i materiali composti, sapientemente
assemblati: i loro archi erano composti da strati di
tendini di animali sul dorso, da legno nella parte
centrale e da corno nella zona ventrale. Questa
soluzione conferiva agli archi delle balestre una
maggiore flessibilità e una resa dinamica eccezionale.
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L’impiego di balestre a scopo bellico e per la caccia
continuò ininterrottamente dal periodo classico fino al
momento di massima popolarità e utilizzo nei secoli
XI-XVI, convivendo per circa quattrocento anni con le
armi da fuoco, rispetto alle quali erano spesso
preferite per la silenziosità e la maggiore precisione.
Esistono diversi tipi di balestre, ciascuna delle quali
ha un nome specifico, legato alla funzione che
assolvono: la balestra manesca, non più lunga di una
spanna, spesso finemente decorata, era usata per la
difesa personale; la balestra da braccio di limitata
portata, ma di potenza elevata, veniva utilizzata per la
guerra e per la caccia.
Le balestre impiegate oggi dalle compagnie balestrieri
appartenenti alla LITAB (Lega Italiana Tiro alla
Balestra), riproduzioni delle armi da posta del
quindicesimo- sedicesimo secolo, sono dotate di arco in
acciaio, teniere in noce nazionale scolpito e possiedono
un dispositivo di scatto a noce di bronzo. Peculiare di
questo tipo di balestra è il sistema di mira
“triangolare”. Le balestre hanno un peso variabile tra i
12 e i
18 kg
e per tendere il loro arco è necessaria una forza di
500-600 Kg applicata mediante
l’utilizzo di un apposito strumento di caricamento detto
martinetto. Le verrette (frecce), che possono essere
scagliate fino ad una distanza di circa 300 metri, sono in grado
di colpire con precisione un bersaglio di 10 cm di diametro ad una distanza di 50 metri. Ecco dunque il
motivo dell’importanza di quest’arma nel Medioevo nel
momento in cui venne largamente impiegata al riparo
delle mura di castelli e fortificazioni: spesso caricata
con frecce spuntate, procurava pesanti ammaccature alle
corazze dei cavalieri e, disarcionandoli, causava il
caos fra le truppe. L’efficacia della balestra era
talmente temuta e deprecata tanto da essere bandita come
arma “non cristiana” nel Concilio lateranense del 1139
per la sua capacità di perforare usberghi e armature
anche da considerevole distanza.
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